Cronaca

Una tremenda distorsione della realtà

Una tremenda distorsione della realtà

Fu proprio la notte delle stregate zucche arancioni che, quasi diabolicamente, strappò la vita a Meredith Kercher.
La giovane studentessa inglese in Erasmus nel capoluogo umbro, per approfondire i suoi studi in lingue, mai avrebbe immaginato che quella notte così spinta l’avrebbe condotta alla morte.
E invece così è stato e forse una seconda morte ci sarà anche sul piccolo schermo americano.

La dinamica dell’omicidio, conosciuta ormai sufficientemente bene da noi tutti, appare atroce. Ma ancor più agghiacciante pare esserlo una fiction sul delitto che ben presto andrà in onda negli U.S.A. .
Gli attori interpreti sono perfetti per i loro ruoli.
Amanda Knox, la studentessa statunitense condannata in primo grado, ritenuta colpevole del delitto, insieme al fidanzato italiano Raffaele Sollecito e all’ivoriano Rudy Guede, verrà interpretata dalla giovane attrice Hayden Panettiere che per ora, forse un po’ ingenuamente, si spera, si limita a dire che non pensava che “ il film potesse far arrabbiare i genitori di Meredith”.
La casa produttrice Lifetime invece, per il momento, si rifiuta di rilasciare qualunque tipo di commento. Regista e produttori forse avrebbero dovuto pensarci due volte.

Ma al di là delle valutazioni morali che ci vengono spontanee, lo stato d’animo di queste famiglie viene colpito e ferito allo stesso modo.
Il fatto che il telefilm ricostruisca le scene di violenza che hanno portato Meredith alla morte, fatto del quale, tra l’altro, ben non si conoscono le dinamiche, non solo sconvolge i genitori, ma come ben spiega in una recente intervista il professor Carlo Federico Grosso, famoso penalista italiano, comporta anche “il rischio di pericolose interferenze con un processo ancora in corso”.
Certamente ormai siamo abituati ad accostare cosiddetti processi mediatici ai grandi processi che si fanno nelle aule dei tribunali. Ed è l’evoluzione dei tempi a definirlo!
Non c’è nulla di sorprendente in questo, se non lo stupore di fronte ad un sistema che, come tanti altri a questo mondo, evolve, cambia e si sviluppa.

Ma questo non ha nulla a che vedere con la rappresentazione del delitto in forma di serie tv!
Giungere addirittura alla rappresentazione filmica di un caso così delicato, ed i cui esiti sono ancora incerti, spaventa davvero. A questi livelli si sono superati i limiti di ogni decenza!
Non c’è rispetto né per chi di questa vicenda patirà tutta la vita né per l’autorevolezza di un processo di appello ancora in corso il cui giudizio in secondo grado potrebbe venire totalmente capovolto rispetto al primo.
Se si deve giungere alla trasformazione del processo in fiction è certamente più umano e pietoso che, di casi e documenti annessi, si dibatta solo nelle sedi processuali naturali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *